domenica 7 marzo 2010

Siamo stati informati della legge nascosta che alleggerisce le pene a chi inquina e nasconde rifiuti tossici?

di Sergio Caserta
Siamo il malato d’Europa. L’Italia culla del diritto, il Paese di Cesare Beccaria è diventato il paese di Niccolò Ghedini, vede la sua Costituzione fatta a pezzi nei capisaldi: l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, il diritto all’informazione libera, la tutela della salute e dell’ambiente. E non è tutto.
Il segno irreversibile di questa crisi non è solo in ciò che macroscopicamente appare nella straordinarietà di un capo del governo, re del conflitto d’interessi, plurinquisito che sfugge sistematicamente ai suoi processi: più drammaticamente la crisi democratica si svela nei silenzi, nei vuoti d’informazione delle tante a volte immense illegalità che vengono quotidianamente perpetrate, e che trovano il complice silenzio dell’informazione ufficiale.
Abbiamo letto anche in questi giorni, ma relegate tra le notizie seminascoste dello stillicidio di suicidi tra lavoratori licenziati ed imprenditori in difficoltà, della crisi e delle sue conseguenze non si parla, perché la crisi economica non esiste, non ci sono le cessazioni d’attività e le delocalizzazioni selvagge, per non compromettere il clima che deve restare comunque positivo intorno al Governo, come un incantesimo, veniamo trastullati da bambini inconsapevoli. Perché disvelare questa crisi significherebbe comprenderne la portata, le incongruenze del vuoto dell’azione di governo, le drammatiche conseguenze per migliaia di lavoratori e di famiglie. I suicidi sono la manifestazione di una società resa sempre più fragile, di persone abbandonate a se stesse ed alla loro disperazione nella solitudine totale.
I telegiornali non hanno potuto nascondere l’immenso danno causato dallo sversamento di migliaia di tonnellate di liquami nel Lambro e nel Po, naturalmente non trascurando di esaltare le prodigiose quasi miracolistiche capacità della Protezione Civile di Bertolaso di curare anche questa ferita; ma non ha trovato alcuno spazio la notizia, non meno grave, del disegno di legge approvato venti giorni fa dal Governo proprio a favore degli inquinatori, attraverso il declassamento delle pene per gli scarichi di materiali inquinanti. Chissà se non sia addirittura stata un’azione preventiva per alleggerire il carico di responsabilità per i delinquenti lombardi, però nessun quotidiano (nemmeno tra quelli vicini al centrosinistra) ha fornito questa informazione.
Penso che questa vera e propria crisi democratica richieda una profonda revisione politica innanzituttto per l’opposizione, finora troppo debole, per non dire del tutto inefficace; non solo perché non è risuscita a rovesciare Berlusconi, soprattutto perché appare, ancora ora, troppo a rimorchio di una concezione del potere politico come censo, forza separata, lontana dalle sensibilità e dalle aspettative del suo stesso elettorato.
La questione morale – in tutto l’arco delle sue variabili: dal malcostume individuale, alla corruzione diffusa, alle collusioni con mafie e massonerie – richiede una mobilitazione delle coscienze, un netto rifiuto di ogni debolezza; e pure invece finora è stata timida la risposta, quasi impacciata, come se “disturbare i manovratori del potere e dell’economia”, quand’anche compromessi da pratiche illegali, significhi danneggiare l’ordinato, si fa per dire, svolgimento “naturale” delle cose; come si può interpretare se non in questo senso l’imbarazzato silenzio verso il coinvolgimento di Steno Marcegaglia, padre del presidente della Confindustria e di un’impresa del suo gruppo, in un’indagine sul riciclaggio illegale di rifiuti tossici? Anche questa non è una notizia?
Serve uno scatto di dignità e di autonomia, il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, perché il Paese non cambierà se non si realizza una rivoluzione morale, se le forze sane, i cittadini che lavorano, non diventano protagonisti di un moto di vera e propria liberazione delle coscienze.
Il nostro è un Paese ormai spaccato, come se ci fossero due società: una parte che sa sempre cosa fare, che difende i suoi grandi o piccoli privilegi con tenace accanimento, l’Italia di quelli che non pagano le tasse, che costruiscono senza licenza edilizia, che la fanno quasi sempre franca. E gli altri che arrancano perché devono cavarsela da soli e tirano la carretta, i fessi!
Il sistema politico appare tutto collocato in quella prima parte, anche se per fortuna non è del tutto vero, ma lo sappiamo in pochi; l’antipolitica ed il qualunquismo sono l’altra faccia della sottomissione; la percezione è che non c’è la forza per una vera e propria svolta, che troppi fili, troppi legami tengono unite maggioranza ed opposizione in un’unica concezione del potere, questo è il sintomo vero di un “mal sottile” che semina sfiducia nel cittadino.
Come fare? Fortunatamente non tutto è fermo e le energie di una società comunque viva si stanno manifestando: le grandi manifestazioni dei viola, i tenaci comitati per la Costituzione, il popolo giallo dei lavoratori stranieri venuto numeroso e colorato alla ribalta, i sindacati dei lavoratori (in primis la CGIL e quelli di base), le associazioni, le reti, gli attivisti dell’ambiente, le forze avanzate della Chiesa cattolica, gli intellettuali non in sonno… L’Italia è fortunatamente ancora il Paese dell’intelligenza, delle grandi passioni civili di chi resiste indomitamente ai soprusi, al conformismo ed alla volgarità dilagate.
Da questa parte forte e diffusa della società deve partire un vasto ed articolato movimento unitario che sappia indicare alle forze politiche la strada di un profondo rinnovamento, cominciando dal rifiuto delle pratiche consociative, delle mezze misure, del “ma-anchismo” che ci ha condannato all’immobilità.
Occorre aver fiducia, ma è assolutamente necessario non mollare la presa perché questa destra un po’ disperata – come appare in questi giorni in cui molti nodi stanno venendo al pettine e, nonostante l’oblio, la sua crisi emerga in tutta l’inusitata gravità -, questa destra anticostituzionale può riservarci brutte sorprese. Quindi vigilanza democratica prima di tutto.

domenica 14 febbraio 2010

Bavaglio alle Regioni per le centrali nucleari


Pubblico un articolo interessante e al contempo allarmante di Salvatore Giannella.
Riflettiamo tutti sulle prospettive future.
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Addio alle fonti rinnovabili: tutti i soldi andranno lì. Giro d’affari gigantesco al quale Comuni e Province con l’acqua alla gola non rinunceranno anche se “denuclearizzate”
Può aver compiuto un passo falso, ieri 10 febbraio, il governo di centrodestra che si riempie ogni giorno a parole di federalismo e di sovranità popolare e poi vara un decreto nucleare centralista, vago e contro la maggioranza del popolo italiano, incluso quel “popolo delle partite Iva” che è alla base del suo successo elettorale. Si tratta di un decreto che:
mette un bavaglio alle regioni in cui saranno imposti i siti nucleari;
tace sui nomi delle regioni destinate ad accogliere i siti e le scorie radioattive per secoli, per paura di vedere influenzati negativamente i risultati delle elezioni regionali. Paura legittima, visto che gli italiani, non solo con il referendum del 1987, ma anche dopo, si sono dichiarati contrari e visto che il nucleare al nostro Paese non conviene sotto nessun aspetto perché è una tecnologia vecchia, dannosa per l’ambiente e la salute e insostenibile dal punto di vista economico. Per questo Greenpeace ha aperto una petizione. In soli tre giorni, già 12mila cittadini hanno firmato per chiedere ai loro candidati alle regionali di schierarsi contro il nucleare sul sito http://www.nuclearlifestyle.it/
non dice nulla su quante centrali sono programmate con quanta energia c’è da aspettarsi e a quali costi. L’Italia, avverte una nota di Greenpeace, usa le cifre che Enel presenta alle conferenze stampa invece di informarsi su quelle che il costruttore francese presenta alle gare d’appalto: negli Emirati Arabi il gruppo guidato dalla francese Areva ha offerto 4 reattori EPR come al nostro orizzonte a un costo di 6,5 miliardi di euro l’uno mentre in Italia la propaganda parla di 4 miliardi;
sorvola sui sistemi di sicurezza collegati alle centrali (su questa specifica voce le agenzie di sicurezza di tre Paesi, Francia inclusa, hanno pubblicamente dichiarato non sicuro il sistema di emergenza dell’EPR lo scorso ottobre).
Si tratta di un decreto che, in assenza di un piano con dati certi e non propagandisti, può far aumentare il senso di demotivazione della maggioranza degli italiani. Di quell’altra Italia che, invece, spesso in un totale silenzio mediatico (a differenza del clamore mediatico pro-atomo) ha detto sì al cambiamento nel settore energetico investendo, in linea con gli altri Paesi industrializzati come la Germania, risorse e intelligenze verso il risparmio e una maggiore efficienza energetica e verso le fonti rinnovabili di energia. La novità del 2009 è stato il salto impressionante della crescita degli impianti di fonti rinnovabili installati in Italia. Sono 5.991 i Comuni dove è in funzione almeno un impianto, erano 3.190 solo un anno prima, nel 2008; in pratica le fonti pulite che fin o al 1998 interessavano con l’idroelettrico e la geotermia una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nel 79% dei Comuni. Un’ottima notizia che arriva dalla quarta edizione del rapporto “Comuni rinnovabili 2009” di Legambiente, che elabora i dati ottenuti attraverso un questionario rivolto ai Comuni, incrociando le risposte con studi e rapporti di Gse, Enea, Fiper, Anev oltre che di Regioni, Enti locali e aziende.La crescita interessa tutte le fonti: solare fotovoltaico, solare termico, mini idro-elettrico, geotermia, impianti da biomasse magari collegati a reti di teleriscaldamento.
Il Belpaese, insomma, è pieno di buone pratiche replicabili che mostrano la ricetta per un futuro più pulito, sostenibile, «capace di far risparmiare soldi alle famiglie e alle amministrazioni che sappiano investire in innovazione”, spiega il rapporto di Legambiente curato dal responsabile del settore Energie Edoardo Zanchini, “aumentando significativamente i livelli di comfort abitativi e qualità della vita».
Questi Comuni stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita che cambia profondamente il modo di guardare all’energia e al rapporto con il territorio.
È un’Italia dove operano, giorno dopo giorno tanti amministratori e professionisti, tanti artigiani e tecnici, tante piccole e medie imprese come quelle che ho incontrato nell’ultimo anno e che si vede sfilare nelle fiere come le recenti Made di Milano e CasaClima di Bolzano: tanti italiani che si occupano di progettare, dirigere, costruire, collaudare in quella nascente “economia verde” (uno dei pochi settori che sta vedendo crescere fatturati e lavoratori, quasi tutti di quel “popolo a partita Iva” che generalmente vota centrodestra). Essi hanno avuto e avranno un ruolo di straordinaria importanza nell’evoluzione del risparmio energetico e delle fonti di energia rinnovabile.
Senza una consapevolezza dell’opinione pubblica, da una parte l’inerzia, la disinformazione e i soliti affari continueranno a dominare le scelte e le decisioni nei palazzi del potere che punteranno sulla vaghezza del piano nucleare per imporlo a un Paese che in maggioranza non lo vuole.
Dall’altra parte, però, senza un incoraggiamento che premi l’esperienza dei Comuni virtuosi, i risultati dell’operato di questi amministratori ed esperti, scienziati e professionisti che hanno puntato sulle energie giuste, sarebbero inferiori alle potenzialità. Per questo è da auspicare che ognuno di noi possa trovare il tempo per mandare un “bravo” a chi è impegnato, grazie all’energia più pulita, a far respirare aria più buona ai cittadini e a farli risparmiare sulla bolletta. Sarebbe bello che ci si segni sull’agenda di andare a trovare questi Comuni virtuosi, dal paese pioniere di Varese Ligure all’aostana La Thuile, dal blocco dei Comuni altoatesini (Dobbiaco e Vipiteno, Brunico e Prato allo Stelvio in testa) fino al borgo toscano di Scansano e giù in Salento e al suo capoluogo Lecce, sempre più caratterizzato da un ricamo di pietre e di energie. I nomi di tutti questi Comuni virtuosi sono sui siti http://www.fonti-rinnovabili.it/ oppure http://www.legambiente.it/. Vale la pena di andare a ricaricare le energie in città che all’energia sostenibile dedicano intelligenza e risorse. Buon viaggio!

mercoledì 28 maggio 2008

A proposito degli inceneritori o termovalorizzatori.



E’ ormai chiaro che dentro i giornali italiani si combatte una battaglia durissima tra i direttori e un pugno di giornalisti che si rifiutano di tacere sempre e comunque.Così abbiamo delle piccole soddisfazioni: alcune notizie bomba finalmente vengono pubblicate. Non le vedete in prima pagina, non hanno titoli a 9 colonne, non sono correlate da interviste e commenti. Però le notizie escono.Ad esempio vengono pubblicate sul numero 1052 del Venerdì di Repubblica (16 maggio) a pagina 90 (coincidenza o magia alchemica il fatto che la paura nella Smorfia napoletana corrisponde al numero novanta?).Ecco l’articoletto, secco secco. Un grande pezzo di sintesi giornalistica, probabilmente contrattato parola per parola in riunioni infuocate dei caporedattori, oppure sfuggito per errore alla penna rossa dei censori…


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"Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento.Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale PubMed che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione ala capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.”

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Questo articolo credo che alla fine sia uscito perchè protetto dalla Divina Provvidenza in persona, è comunque stato stampato, nero su bianco, e ci dice che 435 (QUATTROCENTO TRENTACINQUE) ricerche scientifiche internazionali provano un aumento di tumori e nascite malformi spaventoso in prossimità dei termovalorizzatori. Una nota stilistica che permette di capire appieno il meccanismo perverso utilizzato dai media per rendere di scarso interesse notizie di importanza capitale.Il titolo può essere un modo per indurre le persone a leggere un articolo oppure a non leggerlo. Allora lo hanno intitolato in modo tale da tagliargli le gambe: “Emissioni: Una ricerca francese sottolinea il rapporto diossina-cancroQUANDO LA SALUTE SE NE VA IN FUMO (TOSSICO).Capisci l’astuzia: non ti dice che le ricerche sono 435, come viene specificato poi nell’articolo. Non si pronuncia la parola proibita INCENERITORE. Si parla di EMISSIONI…

(Il pezzo non è firmato ma sta all’interno di una specie di box dentro un articolo di Arnaldo D’Amico.)

martedì 20 maggio 2008

ESISTE IL CONTROLLO DEL TERRITORIO?

Pubblico di seguito l'articolo di oggi sul giornale di Sicilia

PATTI: "Osservatorio sui prezzi? Prima si colpiscano gli abusivi"
"Siamo d'accordo sull'istituzione dell'osservatorio sui prezzi di largo consumo, ma è bene che adesso l'amministrazione comunale scenda in campo per stroncare il fenomeno selvaggio, che ormai impera in ogni angolo della città, grazie anche all'assenza delle istituzioni". I commercianti reagiscono alla notizia dell'istituzione dell'osservatorio sui prezzi di largo consumo attuato dall'associazione consumatori. Dice Rocco Ceraolo, titolare di un noto bar pizzeria di Marina di Patti: "Siamo assolutamente favorevoli all'istituzione di un osservatorio, è giusto che venga colpito con sanzioni economiche chi applica prezzi eccessivi, però nello stesso tempo chiediamo l'intervento del Comune di Patti contro il dilagare, dell'abusivismo che regna nel campo alimentare. Ogni giorno - spiega Ceraolo - ognuno nei propri rispettivi settori e davanti alle proprie attività commerciali, si trova ad assistere impotente a questa forma di concorrenza sleale, al via vai di persone che vendono di tutto su macchine e furgoncini adattati per l'occasione: pane, pesce, frutta. E quel che è peggio senza nessuna tutela sanitaria. Altro problema, altrettanto grave, il dilagare dell'ambulantato selvaggio. Ormai - continua Ceraolo - assistiamo al proliferare degli ambulanti che in barba alle leggi vigenti, invece di fermarsi solo quando c'è un cliente che vuoi comprare della mercé, posizionano i loro mezzi davanti ai negozi, sostando per quasi tutta la giornata, provocando ovviamente un danno economico abbastanza rilevante, dato che a differenza di noi titolari degli esercizi commerciali, loro oltre a non pagare tasse, di regola non rilasciano nemmeno gli scontrini". Avete provato a porre la questione all'amministrazione comunale per effettuare degli interventi?". Provvederemo subito è la loro risposta. Ed in effetti per qualche giorno si nota un certo rallentamento per poi ritornare tutto come prima. La verità - conclude il portavoce dei commercianti - è che il fenomeno dell'abusivismo e dell'ambulantato selvaggio, continuerà ad essere sempre presente, fino a quando l'amministrazione comunale non predisporrà una squadra di vigili urbani per combattere tale illegalità che mette ulteriormente in ginocchio le nostre attività".

Occorre che si dica altro? E' opportuno scrivere che non esiste il controllo del territorio? Che chiunque può improvvisarsi ambulante "abusivo" e vendere in lungo e in largo per le vie cittadine qualsiasi genere di prodotto, alimentare e non? Per non parlare degli usi e abusi del codice della strada, in particolar modo a Marina di Patti, dove con la stagione delle gite arrivano pulman carichi di turisti che invadono carreggiate creando disagio ai residenti e al traffico veicolare, stazionando il più delle volte coi motori accesi?

No, non occorre che ve lo diciamo, daltronde è sotto gli occhi di tutti, anche di chi dovrebbe far rispettare le regole. Evidentemente ci sono altre priorità da assecondare e altri impegni da mantenere.

Buona giornata a tutti!

martedì 22 aprile 2008

Ennesimo articolo sui dissesti stradali



Di seguito un ennesimo articolo che segnala ed evidenzia lo stato di dissesto del manto di una strada cittadina.


PATTI: in via Meazza manto stradale dissestato
Dalla via Meazza, antistante lo stadio comunale, dove, settimanalmente, si svolge il mercato e fino alla via Torre Fortunato, il manto stradale è molto dissestato e crea notevoli problemi alla circolazione veicolare. A rendere ulteriori problemi, è rimpianto dell'illuminazione pubblica insufficiente e, qualche palo, evidenzia chiaramente di non "reggersi" in piedi.


Mi sono sempre chiesto perchè la carta stampata, i consiglieri comunali nell'assolvimento delle loro funzioni, o il singolo cittadino, debbano segnalare situazioni di disagio nelle strade e/o nel territorio comunale? Perchè un semplice osservatore esterno, non addetto ai lavori, deve chiamare il Sindaco, gli uffici preposti o il rappresentante politico di turno per segnalare la strada dissestata, il tubo dell'acqua rotto, la lampadina del lampione che non funziona, il marciapiede divelto, le sterpaglie e quan'altro succede sul territorio e sulle strade comunali. Perchè gli uffici presposti, appositamente adibiti a tali mansioni, non provvedono direttamente a emarginare e/o riparare laddove si verificano situazioni di disagio e/o di rottura?


Perchè chi amministra la collettività deve rincorrere l'ordinaria manutenzione, sottraendo tempo alla progettualità e elaborazione delle linee programmatiche del comune?


Dove stà l'intoppo o l'inghippo?


M.M.

martedì 4 marzo 2008

PATTI: sciopero della fame e occupazione dell'aula consiliare


Lunedì 3 marzo l'Associazione Consumatori Siciliani, ha occupato la sala del consiglio comunale di Patti, mentre il presidente Nicola Calabria ha minacciato lo sciopero della fame ad oltranza per sensibilizzare la magistratura finora in silenzio sulla vicenda ATO, tenuto conto che la Commissione Tributaria di Messina con diverse sentenze ha dato ragione ai cittadini.L’iniziativa si è resa opportuna per il fatto che l’ATO2 sta inviando nuovamente gli avvisi d’intimazione relativi al 2007 in spregio alle sentenze della CTP, volendo far passare il messaggio dell’impunità e volendo fare una prova di forza.
Ritengo lodevole l'iniziativa dei Consumatori Siciliani e ancor più incisiva la decisione di Calabria di avviare lo sciopero della fame. Da tempo denunciamo, anche attraverso questo sito, i soprusi e gli abusi perpetrati a danno dei cittadini e dei contribuenti da parte di una classe politica arrogante piglia tutto, arroccata nelle torri del privilegio.
Calabria urla con forza e vigore la rabbia di una moltitudine che stanca dei soprusi e della sopraffazione perpretata da pochi, vuole il ripristino della legalità e della presenza delle istituzioni a tutti i livelli.
Ci fa specie e provoca tenzione, l'atteggiamento di chi, deputato a rappresentare gli interessi dei cittadini si schiera, privatamente a favore di chi tenta l'abuso (ATO2 ME), per poi ergersi a mediatore o se vogliamo conciliatore tra le parte in causa, tentando di sfruttare l'onda emotiva dei contestatori. Mi riferisco al Sindaco della città di Patti che, non più tardi di 10 giorni addietro, ha rinnovato la fiducia votando a favore della rielezione a Presidente dell'ATO2 Messina del sig. Paratore. Oggi davanti alla protesta dei cittadini e dell'Associazione Consumatori, il Sindaco di Patti tenta di riaprire il dialogo coi cittadini e dichiararsi dalla loro parte.
Caro Sindaco gli errori politici si pagano a caro prezzo e questo è stato l'errore più eclatante e evidente della tua carriera. Adesso, dopo che per meri interessi di partito hai smentito le tue dichiarazioni passate, non puoi pensare di correre ai ripari atteggiandoti come colui che vuole sgravare i cittadini dalla tirannica pretesa dell'ATO, non sei credibile e non ne hai diritto.
Il popolo sovrano giudica e ti aspetta al varco, alla prima tornata elettorale utile ti verrà resa la pariglia.
Chi di spada ferisce... sà in anticipo a cosa andrà incontro

Comunicato stampa dei Verdi



Pubblico un comunicato stampa che ho inoltrato a firme congiunte coi massimi esponenti provinciali dei Verdi:



La Federazione Provinciale dei Verdi di Messina esprime la propria solidarietà all'Associazione Consumatori Siciliani e al suo presidente Nicola Calabria, per la battaglia di legalità e di sensibilizzazione delle istituzioni verso il rispetto delle leggi e dei diritti.
Da sempre in prima linea nelle battaglie per la difesa dei diritti e della legalità, il partito dei Verdi Stigmatizza il comportamento del sindaco della Città di Patti che continua ad assumere atteggiamenti equivoci innanzi ai contribuenti, in considerazione del fatto che: da una parte pone la fiducia a favore del CdA dell'ATO2 Messina, dall’altra tenta di cavalcare la protesta dei contribuenti ponendosi nella veste di conciliatore.
La Federazione Provinciale dei Verdi accoglie con grande piacere la notizia dell'interessamento alla vicenda del Prefetto, dott. Francesco Alecci, riponendo piena fiducia nel Suo operato. Ci auguriamo, anzi ne siamo certi, che il Prefetto di Messina saprà, in quanto rappresentante dello stato, porre le basi per pervenire, in tempi celeri, ad una risoluzione definitiva dell'annoso problema delle inique bollette sui rifiuti.


Massimiliano Mannelli Consigliere Nazionale dei Verdi

Calogero Barone Presidente del circolo dei verdi di Patti

Andrea Carbone Presidente Provinciale dei Verdi